Microbiota e mental-health al tempo di COVID-19.

Un editoriale, pubblicato su Journal of Digestive Disease, riassume le ultime conoscenze dalla letteratura e sul campo della nuova sindrome respiratoria infettiva da coronavirus COVID-19, sostenendo l’esistenza di un legame tra COVID-19 e microbiota intestinale.

Secondo gli ultimi studi sui meccanismi patogenetici della nuova infezione polmonare, il coronavirus SARS-Cov-2 mostrerebbe un’affinità per il recettore dell’enzima di conversione dell’angiotensina 2 (ACE2), che è presente in abbondanza sull’epitelio polmonare e intestinale. Nell’intestino, in particolare, una mutazione del recettore ACE2 riduce l’espressione di peptidi antimicrobici ed è associata alla comparsa di una disbiosi, indicando una correlazione tra la funzione di questi recettori e la composizione dei microbiota intestinale.

Un’analisi retrospettiva condotta a Wuhan, in Cina, ha indicato come sintomi principali da COVID-19 la febbre, la tosse e la dispnea. Meno frequentemente si osservano espettorato, mal di testa, emolisi e sintomi gastrointestinali come diarrea, nausea e vomito. I report iniziali sul COVD-19 indicano che circa il 10% dei soggetti presenta sintomi gastrointestinali.

 

Microbiota e asse intestino-polmone

La letteratura parla già da tempo della presenza di una comunicazione a doppia via tra microbiota intestinale e polmoni, conosciuta come asse intestino-polmone.

I pazienti con infezioni respiratorie soffrono generalmente di disfunzione intestinale o di complicanze ad essa correlate, che aggravano il decorso clinico della malattia respiratoria. Questo fenomeno si può osservare anche nei pazienti colpiti da COVID-19. Numerosi studi dimostrano che modulando il microbiota intestinale si possono ridurre i casi di enterite e polmonite associata a ventilazione, e si possono invertire alcuni effetti collaterali degli antibiotici per prevenire l’iniziale replicazione virale nell’epitelio polmonare.

Una linea guida istituita dalla Commissione Nazionale per la Salute della Repubblica Popolare cinese e dall’Amministrazione Nazionale della Medicina Tradizionale Cinese, aggiornata i primi di febbraio, raccomanda l’uso di probiotici nel trattamento dei pazienti con infezione grave da COVID-19 al fine di mantenere l’equilibrio della composizione del microbiota e prevenire una infezione batterica secondaria, una  scelta che mostra l’importanza del ruolo del microbiota nell’infezione da COVID-19 riconosciuta sia dal Governo cinese sia da tutto lo staff medico in prima linea nel contrasto a questa pandemia.

“I probiotici attraverso la modulazione del microbiota intestinale migliorano i sintomi gastrointestinali, con un possibile effetto protettivo sull’apparato respiratorio. Attualmente, non esiste alcuna prova clinica diretta che la modulazione del microbiota intestinale svolga un ruolo terapeutico nel trattamento di COVID-19, ma potrebbe diventare una nuova opzione terapeutica o una terapia coadiuvante da adottare nella lotta al virus.” concludono gli autori, suggerendo ai medici di prestare più attenzione ai pazienti atipici che si presentano inizialmente con sintomi gastrointestinali, specialmente se provenienti dalle aree epidemiche.

 

Intestino, stress e mental-health

L’emergenza coronavirus è senza dubbio fonte di ansia generalizzata, alimentata da diversi stati d’animo legati a cause indiscutibilmente valide: la paura del contagio, la tristezza di essere lontani da propri cari, l’incertezza economica, la rabbia di essere bloccati in un tempo che comunque scorre.  Durante questa quarantena forzata possono comparire emicranie, cefalee, mal di schiena, fibromialgia, senso di fatica, disturbi a carico dell’apparato gastrointestinale e uro-genitale. Tutti questi disturbi possono avere un’origine psicosomatica dovuta allo stress. Per contrastare alcuni degli effetti che questa pandemia sta causando sulla nostra salute fisica e mentale, bisogna imparare a gestire un tempo nuovo, totalmente diverso da quello vissuto fino a ieri.

Ecco qui pochi consigli per convivere con le mura della quarantena fino alla ripresa:

  • Gestire le proprie aspettative. Non bisogna sottovalutare il peso cognitivo ed emotivo che la pandemia porta con sé o l’impatto che può avere sula propria produttività. In questi giorni possono comparire difficoltà di concentrazione, scarsa motivazione e aumentano i motivi di distrazione. L’adattamento richiede tempo, bisogna quindi essere realistici quando si prefissano gli obiettivi, sia per se stessi che per gli altri.
  • Agire in modo attivo sullo stress. Uno buono stato di salute mentale e fisico ha basi solide costruite con un buon sonno, favorito dal mantenimento di una routine sonno-veglia, una corretta alimentazione, limitando l’eccesso di alcol e cibi grassi o ipercalorici, e un po’ di attività fisica fatta in casa, per regolare le emozioni e favorire il riposo.
  • Riconoscere le proprie “zone rosse”. È importante riuscire a indentificare i pensieri o i segnali fisici che alimentano lo stress e il senso di sopraffazione: il pensiero di non riuscire a concentrarsi, la frustrazione, il mal di stomaco, il controllo compulsivo delle ultime notizie … Piuttosto che sforzarsi nel momento di crisi, alimentando la spirale delle emozioni negative, è bene staccare la spina per favorire la ripresa del controllo.
  • Mantenere una routine. Aiuta a gestire l’ansia e ad adattarsi più rapidamente alla nuova situazione. Bisogna fare una chiara distinzione tra tempo lavorativo e non, circoscrivendo i due momenti sia nella mente sia nello spazio. Organizzare il lavoro in intervalli con piccole pause può aiutare. È bene trovare distrazioni e hobby fonti di gioia, non legati a lavoro e virus.
  • Aprire la porta alla comprensione. In questa situazione molte cose sfuggono al controllo e come parliamo a noi stessi (“Non ce la faccio”, “Non sono capace”) può attenuare o amplificare questo senso di inadeguatezza. La pandemia genera uno stress elevato in molte persone e non è possibile essere sempre al massimo delle proprie possibilità, quindi è bene chiedere e offrire supporto gli uni con gli altri.
  • Mantenere i contatti. Anche le persone più introverse hanno bisogno di connessioni con il mondo esterno per il proprio bene fisico e mentale. Essere in isolamento sociale non deve portare a sentirsi soli. La tecnologia e i sostegni delle associazioni di volontariato e dei comuni sono fonti preziose da utilizzare.
  • Restare nel presente. Vivere il “qui ed ora” aiuta a concentrarsi sui pensieri che si possono controllare. La mindfulness e la meditazione possono essere di aiuto.

Bibliografia

Gao QY, Chen YX, Fang JY. 2019 Novel coronavirus infection and gastrointestinal tract. J Dig Dis. 2020 Feb 25. doi: 10.1111/1751-2980.12851. [Epub ahead of print]

Dickerson D. Seven tips to manage your mental health and well-being during the COVID-19 outbreak. Nature. 2020 Mar 26. doi: 10.1038/d41586-020-00933-5. [Epub ahead of print]

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