Infezione COVID-19 nei pazienti oncologici: prime osservazioni e domande irrisolte.

La pandemia da COVID-19 non ha precedenti nell’era moderna ed è una crisi mondiale in rapida evoluzione. I fattori di rischio che determinano la gravità di infezione o morte per COVID-19 includono un’età avanzata e la presenza di comorbidità cliniche, caratteristiche comuni nei pazienti oncologici. Uno studio condotto da Zhang e colleghi pubblicato su questo numero di Annals of Oncology rappresenta il primo report dettagliato degli esiti clinici di pazienti oncologici, tutti con tumori solidi, che hanno contratto l’infezione COVID-19. L’unico studio precedentemente pubblicato ha incluso 18 casi di tumore provenienti da 575 ospedali, con informazioni cliniche limitate. Zhang e colleghi hanno identificato in modo retrospettivo 28 pazienti oncologici infetti tra 1.276 pazienti COVID-19 ricoverati in tre ospedali a Wuhan, Cina, tra gennaio e febbraio 2020. Questa prevalenza (2,2%) è 1,7 volte superiore rispetto a quella della popolazione cinese di pari età (95% IC, 1,2, 2,4). Questo studio fornisce una prima stima di probabilità di decesso in pazienti oncologici infettati, con un tasso di mortalità (28,6%) che è oltre 10 volte superiore a quello riportato per tutti i pazienti COVID-19 in Cina. Inoltre, Zhang e colleghi hanno scoperto che un uso recente di terapie antitumorali (chemioterapia, immunoterapia e la radioterapia) durante i 14 giorni di infezione è un fattore predittivo indipendente di morte o di altri eventi gravi con un rapporto di rischio superiore a 4. Un’altra scoperta importante e innovativa è stata l’elevata porzione di pazienti che hanno acquisito l’infezione durante il ricovero per effettuare la terapia antitumorale (28,6%), evento che potrebbe in parte contribuire a una elevata diffusione dell’infezione in questa coorte di pazienti. Mentre questi numeri elevati sono motivo di grande preoccupazione per i pazienti oncologici, è necessario interpretarli con cautela: la serie di pazienti considerata è piccola, e i dati raccolti sono retrospettivi. La coorte è limitata ai casi più gravi, cioè che richiedono un ricovero nell’unità di terapia intensiva, l’uso di ventilazione meccanica o ai decessi. Inoltre, l’estrapolazione dei dati provenienti da altri Paesi può essere difficile per diversi problemi: primo, la prevalenza dei tumori in Cina è diversa da quella in Europa o in Nord America; 8 di 28 casi sono tumori dell’esofago, fegato, stomaco o nasofaringe, forme tumorali relativamente rare nelle altre regioni. Inoltre, non è presente alcun paziente con tumori del sangue; questi pazienti presentano una immunsoppressione superiore a quanto si osserva nei pazienti con tumori solidi. Secondo, in questa serie un numero elevato di pazienti effettuano in ospedale la terapia antitumorale standard per i tumori solidi, pratica clinica che non rispecchia quella eseguita negli Stati Uniti e altrove, dove la maggior parte delle terapie antitumorali standard vengono eseguite negli ambulatori. Gli ospedali coinvolti nello studio sono anche centri di riferimento per il COVID-19, un fatto che potrebbe aver portato al ricovero in questi luoghi i pazienti più critici anziché in altre strutture. Infine, le complicanze gravi e la mortalità per COVID-19 possono essere più elevate in altri Paesi Europei, come l’Italia e la Spagna, rispetto alla Cina per ragioni non ancora chiare. Nonostante le limitazioni elencate, il report iniziale di Zhang e colleghi rappresenta un contributo preliminare importante alla comprensione del rischio e degli effetti dell’infezione COVID-19 nei pazienti oncologici, e permette ai medici oncologi di adattare la gestione clinica di COVID-19 a questi pazienti. I pazienti affetti da tumore devono come minimo osservare la distanza sociale o l’isolamento ed essere i candidati per una valutazione precoce e rapida dei sintomi sospetti per COVID-19, inclusi il test virale e la radiografia toracica. Ci aspettiamo che nei mesi a venire, saranno disponibili studi più dettagliati sull’impatto della malattia infettiva COVID-19 nei pazienti oncologici, incluso il rischio di infezione, l’impatto clinico di COVID-19 e del tumore co-presente, l’effetto dei diversi tipi di tumore, e l’abilità di fornire terapie antitumorali appropriate e anche curative nel contesto della co-infezione. Ci sono ancora molte domande senza risposta: Le terapie antitumorali come la chemioterapia o la radioterapia devono essere posticipate o modificate? I pazienti oncologici devono seguire un processo di screening differenziale per l’infezione COVID-19, rispetto alla popolazione generale? Come possiamo ridurre il tasso di infezioni nosocomiali? Infine, dobbiamo comprendere l’eterogeneità di efficienza dei vaccini e degli agenti antivirali per COVID-19, che speriamo siano presto approvati, nei pazienti oncologici, e se l’infezione COVID-19 diventerà solo un fattore aggiuntivo da tenere in considerazione nella gestione globale dei pazienti oncologici.

Bibliografia
Oh WK. COVID-19 Infection in Cancer Patients: Early Observations and Unanswered Questions. Ann Oncol. 2020 Mar 31. pii: S0923-7534(20)36384-5. doi: 10.1016/j.annonc.2020.03.297. [Epub ahead of print]

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