Covid-19: Revisione sulla sicurezza dell’ibuprofene dall’Agenzia Europea dei Medicinali.

Il dibattito sulla sicurezza dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) nel trattamento della malattia da coronavirus COVID-19 hanno condotto l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) a dichiarare che tali farmaci possano in alcuni casi essere considerati per il trattamento della nuova malattia virale.
Le dichiarazioni da parte dell’agenzia sono state indotte dalle affermazioni del Ministro della Salute francese Oliver Veran, secondo il quale le persone che manifestano i sintomi da COVID-19 dovrebbero assumere paracetamolo al posto dell’ibuprofene, poiché quest’ultimo potrebbe peggiorare le condizioni cliniche.
Le affermazioni del Ministro, a loro volta, sono la risposta alle notizie divulgate dai media francesi sul peggioramento delle condizioni cliniche dopo l’assunzione di ibuprofene di quattro giovani pazienti affetti da COVID-19. L’ospedale citato nelle notizie ha rifiutato di rilasciare dichiarazioni su questa ipotesi. Ciò ha portato ad affermare che le avvertenze sull’uso dei FANS nella malattia da coronavirus COVID-19 si basassero su notizie false, nonostante una serie di esperti consigliassero ai pazienti affetti da COVID-19 di evitare l’uso di ibuprofene e altri FANS per via del loro profilo di sicurezza.
L’EMA ora dichiara che: “Attualmente non vi sono prove scientifiche che stabiliscano una correlazione tra l’ibuprofene e il peggioramento del decorso della malattia da coronavirus COVID-19. L’EMA sta monitorando attentamente la situazione e valuterà tutte le nuove informazioni che saranno disponibili su questo problema nel contesto della pandemia.” Tuttavia, ha anche aggiunto: “All’inizio di un trattamento per la febbre o il dolore da COVID-19, pazienti e operatori sanitari dovrebbero considerare tutte le terapie disponibili inclusi il paracetamolo e i FANS. Ogni medicinale ha i suoi benefici e i suoi rischi come descritto nelle informazioni del prodotto.”
Paul Little, docente di Medicina di Base all’Università di Southampton, che stava revisionando la letteratura scientifica più pertinente, ha raccontato al BMJ che, nonostante non ci fosse “nessuna evidenza legata in modo specifico a persone affette da CODIV-19” era presente una “ragionevole evidenza di un legame tra FANS ed eventi avversi di tipo sia respiratorio sia cardiovascolare”, e pertanto la strategia migliore da assumere fosse la cautela. “In attesa di ulteriori ricerche, il pubblico dovrebbe adottare un comportamento pragmatico e cauto evitando questi possibili rischi. Un’assunzione regolare di FANS non dovrebbe essere raccomandata come opzione di prima linea per la gestione dei sintomi da COVID-19,” afferma Little. Tuttavia ha aggiunto che per i pazienti che assumono una bassa dose di aspirina per la prevenzione secondaria delle malattie cardiovascolari il proseguimento di tale trattamento deve essere consigliato, poiché gli effetti antinfiammatori esercitati dall’aspirina si verificano a dosi molto più elevate.
I ricercatori del Centro per la Evidence-Based Medicine di Oxford, tuttavia, in un’analisi pubblicata lo scorso 19 marzo hanno aperto un’altra via di dibattito sul consiglio tradizionale di ricorrere a medicinali da banco per ridurre la febbre nei soggetti con malattia respiratoria acuta. Nell’analisi si sottolinea come i benefici di trattamento della febbre non debbano essere trascurati. “La febbre è comune ed è un buon segno prognostico nei pazienti con una infezione in acuto, associato ad elevati tassi di sopravvivenza. Le attuali evidenze non sostengono la somministrazione routinaria di antipiretici per il trattamento della febbre nelle infezioni respiratorie acute e nella CODIV-19, “concludono gli autori, aggiungendo che l’acquisto rapido e diffuso di farmaci antipiretici da banco ha portato ad un loro temporaneo esaurimento.

Bibliografia
Day M. Covid-19: European drugs agency to review safety of ibuprofen.BMJ. 2020 Mar 23;368:m1168. doi: 10.1136/bmj.m1168.

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